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21.00 - In presenza del regista Silvano Agosti
Ora e sempre riprendiamoci la vita - In presenza del regista Silvano Agosti

Ora e sempre riprendiamoci la vita - In presenza del regista Silvano Agosti

Serata evento
in collaborazione con Cagliari Film Festival e Storie in trasformazione

In presenza del regista Silvano Agosti

Per prenotazioni ed informazioni
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070666859 - 3455755855

 

REGIA: Silvano Agosti   GENERE: Documentario   PAESEItalia   DURATA: 93 Min

TRAMA:

"In futuro, se ci sarà uno storico onesto, sentirà come legittima la necessità di avvicinare i dieci anni trascorsi dal 1968 al 1978 ai grandi eventi che hanno saputo cambiare il mondo come la rivoluzione francese e la rivoluzione russa". Questo il pensiero guida al quale abbiamo affidato con particolare emozione la nostra memoria personale e i materiali cinematografici che abbiamo realizzato o raccolto durante quegli anni e che rappresentano il corpo fisico delle lotte e delle conquiste ottenute ovunque in quel decennio. La loro preziosità in un Paese privo di memorie come questo, rappresenta una testimonianza rara sulla potenza della dignità umana in continua lotta verso il proprio riscatto.

 

Fonte: coming soon

 

19.15
La strada dei Samouni - Lunedì 29 ottobre ore 19.15

La strada dei Samouni - Lunedì 29 ottobre ore 19.15

dopo la serata evento di mercoledì 17 ottobre

a gran richiesta, ultimo appuntamento per "La strada dei Samouni"

Lunedì 29 ottobre 2018 ore 19.15

 

di Stefano Savona (Italia/2018)


Sceneggiatura: Stefano Savona, Léa Mysius, Penelope Bortoluzzi. Fotografia: Stefano Savona. Art director animazioni: Simone Massi. Montaggio: Luc Forveille. Suono: Jean Mallet. Musica: Giulia Tagliavia. Produzione: Dugong, Pico Films, Alter Ego. Durata: 128’


Da quando la piccola Amal è tornata nel suo quartiere, ricorda solo un grande albero che non c’è più. Un sicomoro su cui lei e i suoi fratelli si arrampicavano. Si ricorda di quando portava il caffè a suo padre nel frutteto. Dopo è arrivata la guerra. Amal e i suoi fratelli hanno perso tutto. Sono figli della famiglia Samouni, dei contadini che abitano alla periferia della città di Gaza. È passato un anno da quando hanno sepolto i loro morti. Ora devono ricominciare a guardare al futuro, ricostruendo le loro case, il loro quartiere, la loro memoria. Sul filo dei ricordi, immagini reali e racconto animato si alternano a disegnare un ritratto di famiglia prima, dopo e durante i tragici avvenimenti che hanno stravolto le loro vite in quel gennaio del 2009, quando, durante l’operazione ‘Piombo fuso’, vengono massacrati ventinove membri della famiglia.

Premio 'L’Œil d’Or' al Festival di Cannes 2018 per il Miglior documentario

 

“Un film di straziante potere emotivo”
(Paolo Mereghetti)

 

Queste le bellissime parole del regista Stefano Savona, pronunciate durante un suo incontro con il pubblico a Bologna.
Sono equilibrate, profonde e umili al tempo stesso; testimoniano la verità di un film tanto coraggioso quanto necessario:

"Nel 2009 sono andato a Gaza e avevo con me solo la mia testardaggine e la mia telecamera. Non ero un giornalista, riprendevo semplicemente ciò che accadeva. Ne è risultato Piombo Fuso. Quando ho montato quelle immagini mi sono reso conto di quanto fossero naïf; erano immagini di morte e distruzione che raccontavano una storia già conosciuta ma non reale. Purtroppo, quando si raccontano quei luoghi, si ripropongono sempre le solite immagini di morte e devastazione. Ci siamo abituati a immaginare che i palestinesi siano diventati professionisti del martirio e la storia contemporanea ce li propone e propina così. Questo è l'immaginario in cui siamo immersi. Andiamo in quei luoghi e ci sentiamo migliori solo per il fatto di essere lì. Ci sentiamo coraggiosi perché testimoniamo ma in realtà non ci accorgiamo di contribuire - io in primis con la mia telecamera, nel 2009 - seppur in buona fede, alla ripetizione di un cliché. Abbiamo avuto il racconto di una tragedia senza eroi, perché eroi non lo si è nella morte, ma in vita, nella guerra che si combatte, quando ancora possiamo esprimere le nostre idee. La storia diviene una non-storia, fatta di macerie e martirio. E allora ho pensato: come posso rendere giustizia a queste persone e uscire dall'autocompiacimento delle macerie che ci fanno sentire migliori? Ho pensato fosse utile capire quali siano le vere dinamiche sul posto, le differenze tra una persona e l'altra. Col cinema volevo trasmettere la forza dell'empatia e della diversità. Attraverso le eccezioni il cinema può raccontare la regola. Con La strada dei Samouni cerco di raccontare una storia di resistenza, alla guerra e ai cliché, in cui le persone affermino la propria individualità in un contesto che aliena il singolo. Qualcuno di loro vi piacerà, altri li odierete ma è così per tutti. Ognuno di noi, e di loro, deve avere il diritto di essere un eroe o un cialtrone senza dover per questo essere etichettato sulla base del popolo al quale appartiene. Non per forza si deve essere un popolo di eroi o terroristi."
___dal regista Stefano Savona

 

Fonte: ilcinemaritrovato.it

 

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